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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

L'età spagnola

(Testo tratto dal libro di Antonello Pipere ''Siniscola - percorsi storici e naturalistici'' edito nel 2010)

L'età Spagnola

Nel 1326 Siniscola, insieme al giudicato di Gallura passa agli aragonesi, i quali, come in gran parte dell'isola,istituiscono un regime di tipo feudale. Nel 1431, insieme a Posada, Torpè e Lodè, Siniscola diventa parte di un feudo concesso a Nicolò Carroz. Il feudo passerà in seguito ad altri feudatari: ai Clement,ai Portugues, all'Ospedale di Barcellona, alla famiglia Masones, e infine alla famiglia Nin, titolari del titolo di conti di Posada e di Sotomayor. Un Regio Decreto del 1831 portò all'abolizione dei feudi, e quello di Posada fu affrancato definitivamente nel 1860 con il pagamento di un riscatto a donna Marianna Zatrillas, residente in Spagna. Un aspetto sociale rilevante del sistema feudale instaurato dagli aragonesi e consolidato epoca spagnola è l'assenza dei feudatari, l'esosità delle tassazioni, della decima e in sostanza l'affermazione di una società con notevoli privilegi a favore delle classi dominanti. Sotto il profilo religioso Siniscola attiene dal XII secolo alla diocesi di Galtellì dove era situata la sede vescovile fino al 1495. Tra il 1496 e il 1778 la diocesi fu accorpata all'arcidiocesi di Cagliari.
Le disposizioni emanate dall'arcidiocesi influiscono sui costumi e sulla formazione religiosa e morale degli abitanti. In questo senso è documentabile una certa affinità culturale con i paesi della Bassa Baronia. Prevalgono infatti gli stessi culti religiosi, la venerazione per gli stessi santi, e le comuni forme della religiosità cattolica, oltre che la notevole comunanza linguistica e di costume.
Alla fine del Quattrocento Siniscola fu sottratta agli arborensi dagli aragonesi e successivamente, come il resto dell'isola passò nel 1476 sotto il dominio della monarchia spagnola. Rimase in mano agli spagnoli fino al 1713 quando - dopo un intermezzo austriaco - passò definitivamente alla Casa Savoia nel 1720. In questi secoli di dominio spagnolo si alternano momenti di crescita economica e demografica a momenti di gravi difficoltà sociali. In particolare si ricordano le gravi incursioni subite dal territorio da parte dei pirati saraceni. Le più cruente furono quelle del 1514, del 1581 e del 1623. Nei primi del Cinquecento, per fronteggiare le devastanti incursioni dei pirati berberi, Siniscola si dotò di mura di cinta. Una linea difensiva oggi scomparsa ma esistente fino alla prima metà dell'Ottocento e ancora visibile, seppure parzialmente, con resti di porte e di torri fino agli inizi del nuovo secolo. Tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, sono state edificate le torri costiere di S. Giovanni, nel comune di Posada, e di Santa Lucia per fare fronte alle temibili incursioni. Tra gli eventi più negativi sono le gravi pestilenze dal 1652 al 1656 che hanno colpito gran parte dell'isola e che a Siniscola si manifestano con un grave tracollo demografico. Le pestilenze e le carestie del Seicento devono avere contribuito ad aggravare le difficoltà del centro e a contenere la crescita demografica che tuttavia risulta ormai superiore - tra il XVII e il XVIII secolo - ai centri limitrofi come Posada, Torpè e Lodè. Infatti, nonostante le difficoltà sociali, il centro abitato di Siniscola si va delineando con quella fisionomia dominante nell'intero territorio, con un'intensa religiosità che si manifesta con un fervente culto dei santi e sotto l'influenza religiosa del Concilio di Trento. Un evento importante avvenuto nel Seicento è il trasferimento della parrocchiale da Sant'Anastasia alla Chiesa di San Giovanni. La chiesa di san Giovanni Battista è riconosciuta ufficialmente come sede parrocchiale nel 1623. Sempre nel corso del Seicento furono costruiti l'oratorio delle Anime,la Confraternita di N. Signora del Rosario nel 1651,tuttora esistente, l'oratorio di S. Antonio da Padova e la chiesa di N. Signora delle Grazie (1640-1670). Ai primi decenni del Settecento risalgono le chiese campestri di Sant'Efisio, San Giuseppe, Santo Stefano,Nostra Signora del Carmelo. La costruzione di questi edifici religiosi sembra segnare un passaggio epocale per Siniscola. Il villaggio medievale acquista così una fisionomia definita e compiuta sotto il profilo urbanistico e economico. I borghi medievali sono scomparsi da tempo e su quei territori, contrassegnati da pascoli e da brevi fasce coltivabili, sembra configurarsi un'unica egemonia civica siniscolese. Così come la pertinenza sul centro di Santa Lucia, che continua ad avere il suo porto di carico e scarico di merci, e che molto probabilmente attiene già dalla prima metà del Seicento al centro di Siniscola.
Nel corso del Seicento acquista un certo significato l'intensificarsi dei traffici commerciali che avvenivano tra le zone interne e la costa. In questo senso Siniscola sembra assumere quel ruolo di crocevia di attività commerciali tra le coste della penisola attraverso il porto di Santa Lucia e di San Giovanni e le zone interne del nuorese. Un ruolo attivo di primo piano che sembra riconfermarsi anche nel corso del Settecento e alimentato dai ''patron'' genovesi,campani,liguri e corsi che continuano a frequentare Siniscola, a importare e a esportare le loro mercanzie e vettovaglie e a stabilizzarsi definitivamente nel centro integrandosi sensibilmente con la comunità locale.

L'età spagnola

Bellissimo scorcio di Siniscola

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