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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Il Medio Evo

(testo tratto dal libro di Antonello Pipere '' Siniscola - itinerari storici e naturalistici'' edito nel 2010) - foto di Pasquale Ricciardi

Il Medio Evo

Una classificazione accademica distingue tra l'Alto Medio Evo e il Basso Medio Evo. Il primo si fa risalire dalla fine dell'impero romano (456 d. C.) fino all'anno mille. La seconda fase è quella più recente fino al 1492.
Nel Medio Evo si afferma con molta probabilità il nome Siniscola, per la cui origine etimologica esistono diverse interpretazioni. Ci piace ricordare - sottolineando la sua irrilevanza scientifica - una leggenda un tempo raccontata negli anni della nostra infanzia nelle scuole cittadine, di un toponimo di origine fiabesca nato per ricordare la fine di Cola il Gigante; oppure - sempre nell'ambito delle vulgate scolastiche - Siniscola come phiniscollis, luogo che segna la fine di colli. Le interpretazioni più recenti e accreditate evidenziano come l'antico termine Fhiniscolae, tuttora in uso nei centri vicini, sia stato probabilmente coniato in età bizantina a indicare il termine di confine di un territorio ben delimitato, sede di una guarnigione di soldati (scolca), situata nei limiti meridionali del Giudicato di Gallura.
Le fonti scritte sull'abitato di Siniscola in epoca altomedievale, così come per gran parte del'isola, nel periodo compreso tra il 456 e l'anno 1000, sono carenti. Ma è molto verosimile pensare che l'attuale centro abitato abbia avuto origine in questo momento come risultato di un processo di integrazione di insediamenti sparsi situati nel territorio già in epoca romana. In questo senso manifesta un certo rilievo il sito in cui sorge attualmente il centro abitato, localizzato su un leggero pendio digradante verso il fiume Rio Siniscola alla base di una collina calcarea. Il centro abitato appare così racchiuso tra il Rio Siniscola da una parte,che con le sue esondazioni ha generosamente garantito fertili apporti nelle fasce pianeggianti, e dall'altro lato, a nord, la collina calcarea di Monte Idda; mentre verso sud-est una perenne vena d'acqua di origine carsica che deve avere costituito da secoli una fonte di approvvigionamento indispensabile almeno fino agli anni cinquanta del secolo scorso. In questa luce il sito su cui sorge l'abitato appare dotato di notevoli risorse d'acqua, le montagne ghiandifere dei salti del Monte Albo e le fertili fasce pianeggianti adatte per l'agricoltura. Il centro urbano sarebbe sorto nell'asse viaria che collega l'antica chiesa di Sant'Anastasia a quella di San Giovanni Battista. Con una conformazione planimetrica a triangolo visibilmente condizionata dalla morfologia dei luoghi, con una strada principale che si dirama attraverso le principali chiese del paese, e una viabilità affusolata e tortuosa determinata da esigenze insediative, più che da un razionale sviluppo urbanistico.
A testimonianza dell'epoca medievale non rimangono che pochi riferimenti. I documenti fino ad oggi pubblicati riferiscono dell'esistenza delle chiese di Sant'Anastasia, di San Giovanni,di Sant'Andrea e di San Simplicio, di San Sisto, come esistenti prima del 1496. Questi edifici religiosi sono indicati come pertinenti all'abitato di Siniscola.
Il centro di Santa Lucia, in base alle fonti storiche e cartografiche, risulta di gran lunga più rilevante di Siniscola per la presenza di un porto di attracco indicato dalle carte nautiche (1375) che segnalano l'esistenza dell'abitato già dal Basso Medio Evo insieme a Posada e a Orosei. Santa Lucia appare menzionata come luogo di arrivo di una flotta pisana nel 1063, e con maggiore certezza documentaria compare in un documento storico del 1263 come tappa di un percorso marittimo verso Cagliari da parte dell'arcivescovo Federico Visconti proveniente da Pisa, dove è accolto dal vescovo di Galtellì e dove celebra messa nell'antica chiesetta medievale demolita nel primo decennio del Novecento.
Un capitolo particolare meritano gli altri centri medievali scomparsi tra il XIV e il XV secolo, ma ricordati in un importante documento del Trecento e intorno a alla cui esistenza esiste da qualche tempo un dibattito aperto tra gli studiosi. Quello che appare certo è che i villaggi all'interno del moderno confine amministrativo di Siniscola erano parti autonome in un sistema di insediamento frammentato, sparso nel territorio e probabilmente scomparsi a causa delle gravi pestilenze, delle difficoltà economiche e sociali determinate da un particolare momento storico: il passaggio dalla fine dei giudicati all'avvento degli aragonesi in Sardegna. Le ricerche archeologiche e le ricognizioni sul campo effettuate nel territorio di Siniscola hanno evidenziato resti di abitati nelle zone di Santu Jacu Ezzu e Rempellos, Monte Majores, Locoli, Godunu, San Pietro, Tintiri, Lonne, Berchida. Rimane ancora da provare con riscontri archeologici più persuasivi e documentati l'attribuzione ai villaggi di Stelaja, Gaudano, Locoe, Filluri, Gultudolfe, Gorgolenero, degli insediamenti fino ad oggi censiti nel territorio di Siniscola e in alcuni casi descritti da fonti letterarie. Gli abitanti di questi villaggi, insidiati dalle guerre e dalle epidemie, dovettero confluire, probabilmente tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento,nei centri più grossi e dotati di maggiori opportunità di difesa, tra cui Siniscola, che forte della posizione geografica deve avere accolto sempre più abitanti provenienti dai centri limitrofi fino a crescere demograficamente all'interno della Baronia di Posada.

Il Medio Evo

Siniscola – Chiesa di Santu Jacu Ezzu –

Il Medio Evo

Siniscola loc. Berchida “Rempellos”

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